mercoledì 1 agosto 2012

Steampunk ed ecologia...i racconti di Miyazaki

Io quando guardo un film, soprattutto se l'intento principale è passare una bella serata, sono molesta.
Nel senso che amo fare commentini sarcastici, ironici e a volte cinici (o anche stupidi) e di norma la gente che vede il film con me si innervosisce e mi intima di tacere (uff...), soprattutto quando siamo al cinema, non rendendosi conto che 8 volte su 10 dico cose interessanti e inerenti alla comprensione dell'opera (sì vabbè, anche meno...)
Quindi potrete immaginare che figata è stata ieri sera vedere un film con tre maschietti che, come nella loro natura, amano fare gli idioti e sparare cavolate...tra l'altro ci siamo dedicati a cose di un certo spessore, non roba tipo The Expendables (senza offesa per Stallone e gli altri...).
Il film in questione era Laputa - Castello nel cielo, del bravissimo (e purtroppo in occidente per molto tempo sottovalutato) Hayao Miyazaki. Laputa è dell'86, ma, come molti altri suoi film (es. Il mio vicino Totoro '88, Porco rosso '92) precedenti all'oscar meritatissimo de La città incantata (2001) è stato distribuito in Italia solo negli ultimi anni.
La storia è un miscuglio di temi cari al regista (che bella la natura, scenari post-apocalittici, bambini che arrivano da non si sa dove), anticipazioni de Il mistero della pietra azzurra (che scopro ora essere una specie di rifacimento del film) e tutti gli annessi e connessi verniani e steampunkosi (si può definire Jules Verne steampunk????bè, forse è il fondatore del genere...).
La piccola Sheeta fugge da una nave volante e cade nel vuoto; a frenare la sua caduta ci pensano il suo ciondolo azzurro (ovvio) e il piccolo minatore Pazu, che al mattino si diletta a suonare la tromba sul tetto con i suoi colombi (meravigliose genialate senza senso di Hayao).
Si scopre che la ragazzina è l'ultima discendente e vera sovrana di Laputa, un'isola galleggiante nel cielo (Cameron con Avatar non si è inventato niente), che anche Pozu conosce perchè suo padre la fotografò anni addietro. Sheeta è inseguita dall'esercito del colonnello Muska, che vorrebbe il potere di Laputa, e da una banda di sgangherati pirati dell'aria, che invece vorrebbero il ciondolo (pari pari ai tre ceffi della pietra azzurra, ma questi sono 3 scapoloni capitanati da una fortissima mamma, che ha la faccia tipica delle vecchie di Miyazaki).
Con l'aiuto dei pirati (che in realtà sono buontemponi) e di Pozu, Sheeta riesce a raggiungere Laputa ma, per sottrarla dalle mire di Muska, pronuncia una parola segreta e la distrugge; rimane soltanto un immenso giardino volante con al centro il grande albero e la figura poetica del solitario giardiniere robot, che vivrà in eterno e felice in compagnia di piante ed animali.
Piacevole film e bellissimo modo di passare la  serata, nonostante battute che sconfinavano nel cattivo gusto ("Ma lo sanno che con un titolo così non lo possono distribuire in Spagna?"), ma che si può fare, sono uomini...

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